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domenica 2 giugno 2013

La corsa dei gamberi


 Elezioni amministrative 25-26 maggio 2013. Si vota per le elezioni dei sindaci in diversi comuni italiani, tra cui alcuni molto importanti o significativi come Roma, Brescia, Siena, Pisa. Circa sette milioni di Italiani sono chiamati al voto, ma quasi la metà diserta le urne: un risultato disastroso per la partecipazione democratica, una aperta manifestazione di dissenso verso l'insieme dell'offerta politica così come è oggi rappresentata in Italia.
Il Movimento 5 Stelle, dopo il recente boom alle elezioni politiche di febbraio, è quello che subisce il più drastico ridimensionamento. Ma anche PDL e PD perdono quote consistenti di adesioni. Tra i due, il partito di Berlusconi perde un po' di più e si piazza secondo, però il risultato non gli dispiace più di tanto. Lo scossone temuto da tanti non c'è stato, è una boccata di ossigeno per il "governo di larghe intese" di cui felicemente fa parte.
Sulle rovine del (non) voto, il PD si erge a "vincitore", ma in realtà ha solo "vinto" chi ha perso meno, come in una corsa fatta a ritroso: la corsa dei gamberi...

Gli abitanti di un piccolo paese,
scegliendo il sindaco, la settimana scorsa,
con decisione presa a larghe intese,
per eleggerlo bandirono una corsa.

Essendo gente alquanto strampalata,
decisero una corsa all'incontrario
coi concorrenti in gara a rinculata,
come gamberi messi in un acquario.

Come si vincerà una tal tenzone?
Signori miei, non è lapalissiano:
occorre meditar con attenzione
ché, per vincere, bisogna andare piano!

Un gambero gagliardo come un grillo
verso la meta si lanciò di scatto;
essendo un impulsivo, anche se arzillo,
non calcolò che non andava fatto.

Gli altri due principali concorrenti,
più navigati nello stare al mondo,
rincularono invece un po' più lenti
e lo lasciaron correr fino in fondo.

Di questi due, più vecchi e macilenti,
il gambero più pigro ebbe la meglio:
come s'è detto in versi precedenti,
qui vincer non potea quello più sveglio.

Perciò, suonato il gong di fine gara,
il primo s'incazzò come un ossesso:
"La regola non era affatto chiara,
mi hanno fregato, mi hanno fatto fesso!"

Chi invece, senza merito, alla fine
per caso si trovò davanti a tutti,
gongolando, sopra le rovine,
lo sbeffeggiava con gestacci brutti.

Quell'altro ancor, di qua o di là si guardi,
vanta comunque lo stesso piazzamento:
(mai si ritira! ...O Dei falsi e bugiardi,
finché ci toccherà questo tormento?)

Non tira fuor la solita arroganza
e questo risultato non gli rode:
è soddisfatto in questa circostanza,
ché tra i due litiganti il terzo gode!

© Muso Rosso 2013


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I cattolici di tutti gli schieramenti, da sempre ostili alle “unioni di fatto”, si ravvedono e fanno coming-out. Approfittando dell’incapacità dei dirigenti PD di gestire la crisi politica, vengono allo scoperto e, abbattendo tutti gli steccati finora dichiarati invalicabili, si lanciano in un comune afflato di amorosi sensi per la costituzione di un governo detto “di larghe intese”. Così viene definita l'operazione, sponsorizzata da un Presidente che non ha esitato a gettare per la terza volta la ciambella di salvataggio al “principale esponente, ecc. ecc.” (la prima quando gli concesse un mese di tempo per comprarsi un po' di parlamentari, la seconda quando gli mandò in soccorso il governo Monti).
Nell'euforia generale dei deputati e senatori PD-PDL, viene dato l'incarico a Letta-nipotino, il quale, presentando con sussiego il suo governo, tiene a precisare che non è più tempo di contrapposizioni e che loro sono un'unica squadra; per il bene del Paese, naturalmente. Traduzione: un partito invisibile, che non si era presentato alle elezioni con le proprie insegne, ha preso le redini del potere politico.
Dagli abissi dove era nascosta, benedetta dal Vaticano, riemerge la balena democristiana...

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